TERRITORIO

Il Molise è costituito per il 55% del suo territorio da montagna e per il 44% da collina: 123 dei suoi 136 comuni sono situati in zone montuose e fanno parte di 10 comunità montane, entità territoriali regolate dalla legge 1102 del 1971. Questi enti locali sovracomunali possono essere costituiti con legge regionale tra comuni montani e parzialmente montani della stessa provincia, allo scopo di promuovere la salvaguardia dell’ambiente, la valorizzazione delle zone montane e l’esercizio associato delle funzioni comunali. La Comunità Montana Centro Pentria, nata nel 1973, comprende 12 comuni: Castelpizzuto, Forlì del Sannio, Longano, Macchia d’Isernia, Miranda, Monteroduni, Pesche, Pescolanciano, Pettoranello di Molise, Roccamandolfi, Roccasicura e Sant’Agapito. Situato nel cuore dell’Appennino Sannita, nel Molise sud orientale, il territorio della Comunità Montana Centro Pentria si insinua tra Campania, Lazio e Abruzzo, al centro della penisola, quasi equidistante tra i due mari.


Valle di Miranda e panorama di Roccasicura

Patrimonio boschivo, faunistico e idrico
Le caratteristiche più salienti delle aree montane ed alto collinari delle Mainarde e del Matese sono la roccia, il bosco ceduo e l’acqua sorgiva. Il Molise è la regione meridionale più ricca di boschi cedui destinati ad essere periodicamente tagliati. I faggi, gli abeti bianchi delle foreste montane lasciano il posto, nelle zone di media montagna e di alta collina agli aceri, ai frassini, ai carpini, ai sorbi, ai lecci ed ai castani, ma soprattutto al cerro, che qui si giova di condizioni molto favorevoli che gli consentono di formare fustaie dense e quasi pure. Nelle zone più basse del Matese le querce poderose, sparse un po’ ovunque ai margini dei coltivi o in prossimità di case rurali, rappresentano tratti superstiti di quello che era un tempo il maestoso querceto pedemontano di roverella. Lungo le rive del Sordo, del Carpino e del Cavaliere, nel cuore della Pentria, troviamo diffuse formazioni forestali dominate dai salici, dal pioppo bianco e nero e dall’ontano nero, mentre le praterie non utilizzate a prato pascolo sono ricoperte di ginestre odorose, di ginepro e prugnolo. Il patrimonio faunistico è abbondante tanto che nella Regione sono state istituite 10 oasi di protezione della fauna e 14 zone di ripopolamento e cattura. Dal punto di vista faunistico, tutto l’am-bito della CMCP è assimilabile alle Mainarde. I passeiformi sono numerosi, specialmente negli ambienti montani e boschivi: il corvo imperiale, la cornacchia nera, la taccola, la gazza, la ghiandaia, il tordo, l’usignolo, la tortora, il merlo, il pettirosso, il passero solitario, il codirosso, la cinciallegra, la capinera, il fringuello, il cardellino, la beccaccia, l’allodola, il picchio, il colombaccio, il piccione selvatico nelle zone coltivate; la poiana, il nibbio reale, il falco della palude, qualche falco pellegrino, l’astore e lo sparviero, la civetta, il gufo, il barbagianni e, forse, anche il gufo reale, la pernice rossa e il fagiano; lungo i corsi d’acqua il martin pescatore e il cuculo. Nel territorio del comune altomolisano di Pescolanciano, grazie allo scarso uso di fitofarmaci in agricoltura, la presenza di specie pregiate è ancora consistente: il gatto selvatico, la martora, il tasso, il cinghiale, il gufo reale, l’asto-re e la lontra, che ritroviamo comunque, anche se in misura minore, in tutta l’area del Centro Pentria. Lungo il Volturno, il Vandra e il Vandrella vi sono anche specie ornitiche rare, quali l’airone cenerino e l’airone bianco. Siamo in una zona ricchissima di acque: le presenze fluviali significative della Regione toccano tutte il territorio della nostra Comunità Montana. Il Volturno, uno dei "fiumi sacri" d’Italia, il massimo corso d’acqua del Mezzogiorno, caratterizza tutta la provincia di Isernia: nasce alle propaggini della catena delle Mainarde, attra-Ugo Martino: Cipollaccio versa la piana di Venafro e va in Campania costeggiando il Matese. Il torrente Vandra, che confluisce nel Volturno, solca la piana adiacente alla piana di Venafro; i torrenti Lorda e Rio attraversano il Matese settentrionale che presenta anche importanti manifestazioni sorgentizie, quali Fonte dei Salici e Acquabona nel territorio di Longano e San Nazzaro in quello di Monteroduni. Nei dintorni della città di Isernia troviamo il Cavaliere, il Sordo e il Carpino ed una significativa rete sotterranea di sorgenti. Infine il Trigno, il fiume altomolisano che incide una delle tre lunghe valli trasversali nel sistema appenninico che corrono parallele tra loro verso l’Adriatico. I corsi d’acqua dell’area sono biologicamente sani, ad eccezione del fiume Cavaliere e di alcuni tratti del Volturno e sono quindi ricchi di trote, gamberi, granchi e anguille.


Aree protette
La ricchezza faunistica e floristica del territorio è dovuta alla scarsa pressione antropica che ha limitato di molto lo sviluppo di cause e forme di inquinamento o di rischio ambientale, contribuendo a lasciare pressocché inalterate le sue qualità naturali. Nel 1992 il Ministero dell’Ambiente ha, infatti, riconosciuto alla regione un potenziale di risorse ambientali difficilmente riscontrabile altrove: il record del minor numero di specie animali e vegetali estinte ed una superficie boscata/procapite superiore alla media nazionale. I 2000 ettari di foresta ricadono quasi tutti nella provincia di Isernia, una provincia ad alto grado di naturalità che può vantare nel solo territorio della nostra Comunità Montana varie aree naturali di pregio e interessanti biotipi:
M.A.B. Riserva Orientata della Biosfera di Collemeluccio (Pescolanciano)
Riserva Naturale di Pesche
Proposta di Parco Naturale Provinciale della Pineta di Isernia
Stagno di San Nazzaro (Monteroduni)
Foresta demaniale di monte Caruso e monte Gallo (Monteroduni)
Leccete di Monteroduni, Sant’Agapito, Macchia di Isernia
Montagna di Longano e Castelpizzuto
Lago di Pettoranello
Biotipo fiume Trigno (Pescolanciano)

La riserva MAB (Man and Biosphere) dell’Unesco è stata istituita allo scopo di disporre di un luogo adatto allo studio dei rapporti che intercorrono tra le attività umane e la natura per programmare uno sviluppo armonico dell’azione umana. Per lo stesso motivo anche la riser-va naturale di Pesche è stata inserita nel programma Mab. La Foresta di Collemeluccio si estende su 363 ettari, ad un’altitudine che varia tra gli 800 ed i 1060 mt. s.l.m.: la vegetazione più significativa è rappresentata dall’abete bianco, al quale si è associato, alle quote più alte, il faggio e a quelle più basse il cerro, con un ricco e vario sottobosco di prugnolo, nocciolo, biancospino, melo selvatico, sorbo e maggiociondolo. Della successione altitudinale boschiva quercia-leccio-faggio, tipica dell’impianto naturale molisano, restano ancora rari esempi nel Matese settentrionale e nella foresta demaniale regionale monte Caruso
monte Gallo, che si estende per oltre 1.000 ettari nella zona meridionale del comune di Monteroduni, dove sono stati realizzati anche interventi di rimboschimento. La presenza di specie floristiche considerate in pericolo o minacciate, vulnerabili o rare è un'ulteriore testimonianza dell'im-portanza del patrimonio naturale molisano. Le aree umide presentano un notevole grado di integrità ecologica che le rende habitat ideale della vegetazione fluviale e di numerose specie ornitiche.