SEDE DELLA COMUNITA' MONTANA "CENTRO PENTRIA"




Isernia

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Al centro di una valle, compreso tra i monti delle Mainarde a nord ovest e del Matese a sud, l’abitato di Isernia sorge sul crinale di un colle e ne segue il profilo che digrada dolcemente a valle. La particolarissima topografia della città, stretta e allungata è determinata proprio dalla conformazione di questo promontorio collinare oblungo e come recintato dai corsi dei fiumi Sordo e Carpino, che si ricongiungono all’estremità meridionale a formare il Cavaliere. Le profonde vallate segnate dai due fiumi esaltano visivamente la sagoma del costone roccioso, mentre in alto, ai margini esterni dell’abitato, due vie di collegamento riprendono, replicandolo, il tracciato dei fiumi: nascono, biforcandosi a sud del-l’abitato dove invece muoiono i due affluenti del Cavaliere. La sopraelevazione naturale dell'abitato rende il rigoglioso verde circostante continuamente e completamente visibile a chi solo alzi lo sguardo all’orizzonte. Un corso centrale attraversa tutto il centro storico nel senso della lunghezza, tagliando simmetricamente in due la città e fungendo da asse centrale della struttura a pettine tipicamente romana. Immediatamente fuori dell’abitato antico ancora si scorgono, attraverso i cortili dei palazzi storici, gli orti ed i giardini di un tempo; superato il perimetro delle cinte murarie, le due vie ottocentesche, l’Orientale e la Occidentale, si snodano lungo i fianchi del colle interrompendosi nei punti un tempo più opportuni per accedere alla città in corrispondenza delle porte turrite. A valle si estendono, infine, i campi coltivati di cui si percepisce dall’abi-tato la tessitura regolare, frutto di quella parcellizzazione della proprietà che sembra essere rimasta immutata dal tempo in cui Roma ne fece donazione ai veterani di guerra che qui stabilirono la prima colonia lati¬na nel 263 a.C. Un tempo, quando tutte le attività economiche prevalenti si svolgevano in limiti geografici alquanto ristretti, i campi erano direttamente accessibili dalla città. Le mura storiche, più precisamente i tracciati quasi coincidenti delle numerose cinte murarie di diverse epoche, segnano il limite tra la campagna e la città, delimitazione oggi non più visivamente imponente a causa delle continue distruzioni e delle tra¬sformazioni che ne hanno modificato l’aspetto, spesso inglobando le mura nelle abitazioni. Delle antiche porte che conducevano ai campi ne rimangono soltanto alcune e qualche torre, anch’essa abitata, privata delle sue merlature ma ancora ben riconoscibile. La veduta panoramica che si ha della città percorrendo la strada statale 85, che da Venafro conduce a Campobasso, è di forte impatto visivo: gli imponenti viadotti Forno e Olivella che conducono allo svincolo di Isernia sud non disturbano, anzi facilitano la percezione del tessuto urbano a tridente, con il suo chiaro andamento a salire verso la nuova espansione che si è sviluppata lungo la direttrice che va dal viadotto Santo Spirito verso il quartiere San Lazzaro, estrema propaggine nord della città. I colori e le luci del paesaggio, i lembi di campagna coltivata fuori le mura, i frammenti di piccoli orti dentro le mura, la miriade di piccoli nuclei abitati disseminati nelle borgate della campagna circostante ed un centro ricco di storia, che conserva la sua estensione originaria, ci rimandano




panoramica


l’immagine di uno spazio ancora a misura d’uomo. Lo Stemma, di cui è stato chiesto il riconoscimento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, raffigura uno scudo oblungo di tipo sannitico su cui campeggia un monogramma che richiama lo stemma dell'ordine dei Celestini, fondato dal papa Santo Celestino V.


Da visitare
Itinerario della città dentro le mura
L’itinerario parte dal Parco delle rimembranze e termina a largo dei Cappuccini, svolgendosi quasi interamente all’interno delle mura che cingono l'area dell'antico castrum romano. Ci si incammina lungo corso Marcelli (il decumano massimo), dal quale si dipartono sui due lati gli stretti vicoli dritti o tortuosi che conducono, alle volte, ai piccoli slarghi appartati. Questo sistema viario di impianto medioevale, più o meno coincidente con il precedente romano, è sopravvissuto alle tante ricostruzioni dei secoli scorsi. Il percorso consente di cogliere il disegno della città, il cui centro storico, nonostante gli stravolgimenti del terremoto del 1805 e dei bombardamenti del 1943, ha mantenuto sostanzialmente i suoi caratteri originari. Le bombe dell'ultima guerra mondiale hanno creato due aree di grande sventramento: la zona della Concezione e la piazza A. d’Isernia (piazza mercato), che sono poi state ricostruite secondo un’idea progettuale che ha lasciato intatte le aree sventrate. All’imbocco di piazza Carducci troviamo due dei palazzi più rappresentativi di


Corso Marcelli - Scorcio del centro storico - Corso Marcelli: il castrum romano

Isernia, palazzo Jadopi e palazzo Cimorelli-Belfiore, poco distanti dalla piazza San Pietro Celestino che accoglie il monumento simbolo della città, la fontana Fraterna, un esempio artistico e architettonico del tutto originale. Siamo all'inizio di corso Marcelli, tra palazzo Marinelli-Perpetua sulla destra, facilmente distingui¬bile per le sue insolite decorazioni antropomorfe e vegetali, e il bel portale di palazzo D'Apollonio, superato il quale si apre, sulla sinistra, la vasta piazza X settembre, seconda “creazione” dei bombardamenti del 1943. Sul lato opposto della piazza, la facciata e il campanile della chiesa di Santa Chiara annunciano il percorso religioso tra le costruzione duecentesche della città. La strettoia del corso si allarga e la vista si dilata fino ad abbracciare tutta l'area della cattedrale, con il palazzo degli uffici sulla sinistra, il palazzo Belfiore sulla destra e, sullo sfondo, l'arco di San Pietro che congiunge la Cattedrale al palazzo dell'Università: siamo in piazza Mercato (p.zza A. D’Isernia), nell'area che comprendeva l'ampio foro e l'area sacra romana. Dall'arco a proseguire, si ha l'impressione di attraversare una città diversa, dove le strade diventano più strette e i vicoli si innestano sul corso come denti di un pettine, fino a incurvarsi nel tratto finale. Una serie di palazzi dalla facciata ottocentesca ci conducono a piazza Trento e Trieste, un tempo lo slargo urbano più rappresentativo, per arredo e sistemazione, e perché vi affaccia il cosiddetto “palazzotto” che è stato fino alla prima metà del XX secolo sede dei più importanti uffici cittadini. Dopo pochi metri si apre sulla sinistra piazza Marconi, con la chiesa ed il convento di San Francesco e il palazzo Petrecca, il cui portale sempre aperto invoglia i passanti a scrutare all'interno la bellezza ricostruita di uno dei più bei cortili di Isernia vecchia. Siamo giunti nel cuore della città altome¬dievale, nella cittadella longobarda dove troviamo la chiesa dell'Assunta ed il convento di Santa Maria delle Monache. Con la successiva chiesa di San Pietro Celestino, si chiude il percorso all'interno delle mura: la via Orientale e la via Occidentale ci riconducono al punto di partenza, costeggiando esternamente il centro storico appena attraversato. All'estremo sud dell'abitato storico, ma fuori le mura, alla confluenza tra i fiumi Sordo e Carpino, si trova la località La Quadrella, con il tempio dedicato al dio Giano Canese ed un ponte romano di cui
ancora si conservano i ruderi. Qui sono stati rinvenuti vari reperti archeologici di età tardo repubblicana e augustea (oggetti sacri e corredo delle tombe, materiale ceramico ed epigrafi, ora conservati nel Lapidarium comunale di Isernia) e, nel 1980, una necropoli monumentale databile tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C.




Palazzo Orlando - Eremo dei santi Cosma e Damiano

Eremo dei santi Cosma e Damiano

L’eremo dei Santi Cosma e Damiano, sul lato orientale, si inserisce nella vallata attraversata dal Carpino a breve distanza dalle mura urbane. Costruito nel 1130 sulle preesistenze di un tempio pagano dedicato al dio Priapo, trasformato e restaurato nel 1523 e nel 1639, è ancora oggi meta di pellegrini e devoti. L’interno, a navata unica con abside molto profonda e cupola sormontata da una lanterna, è affrescato con raffigurazioni della vita e del martirio dei santi. All’estremità opposta del nostro itinerario, sempre fuori le mura, ma in direzione dell'attuale stazione ferrovia¬ria, in quella che era una zona agricola dove i nobili costruivano le loro case di campa
gna, troviamo uno degli edifici più rappre¬sentativi della città, il palazzo Orlando (via De Gasperi). Ampio e ben articolato, il palazzo ospita la facoltà di Scienze Naturali e Ambientali della Università degli Studi del Molise. Realizzato sui ruderi del casino del vescovo, fu distrutto dal terremoto del 1805; la famiglia Orlando vi fece poi rea¬lizzare un pastificio che rimase in funzione fino al 1930. Adibito a usi diversi nel corso di quest’ultimo secolo, il palazzo ha comunque mantenuto inalterato l’aspetto ordinato della facciata, ripartita in tre livelli e, negli ultimi due piani, in tre campi verticali. Le lesene dei due piani superiori, i frontespizi mistilinei sulle cornici delle finestre del secondo piano, le mensole che sostengono il cornicione, sono gli elementi decorativi più caratteristici del palazzo perché tutti in laterizio, materiale poco usato nel contesto urbano dell’epoca. Il portale d’ingresso, affiancato da finestre arcuate, è inserito nel fascione basamentale in pietra e intonaco del piano terra, sul quale si innal¬zano le sopraelevazioni dei due corpi laterali realizzate nella seconda metà di questo secolo.


Parco delle rimembranze - Fontana Fraterna



Parco delle rimembranze
Sorge sull’antico Largo Fiera (dove si svolgeva la tradizionale fiera delle cipolle), nei pressi della porta da capo (limite settentrionale della città), sul percorso del tratturo Celano-Foggia. Il parco è dedicato alla commemorazione dei caduti della prima guerra mondiale, in onore dei quali il mastro scalpellino Camillo Centuori realizzò il monumento ai caduti, una vera scul¬tura in pietra calcarea locale. Di ottimo gusto e raffinata esecuzione sono i capitelli delle colonne che circondano la scultura e sorreggono la fascia con la scritta commemorativa.

Il palazzo fu realizzato sul finire del XVIII secolo e restaurato nella seconda metà del XX, all’indomani dell’incendio che lo rese scenario di uno degli eventi più tragici del periodo borbonico molisano. Apparteneva, infatti, al liberale Stefano Jadopi, seguace di Garibaldi, e nel 1860 fu preso d'assalto. La compostezza architettonica e la regola¬rità del volume si accompagnano a elementi decorativi che all’esterno e all’interno del fabbricato propongono lo stile neoclassico tipico dell’epoca. La facciata è strutturata su tre livelli e divisa per tutta l’altezza in 3 parti di cui quella centrale accoglie il portale d’ingresso, incorniciato da una coppia di semicolonne di ordine tuscanico innalzate sul basamento in pietra che prosegue a chiusura del prospetto. Di pregio anche l’ampio scalone interno che conduce al piano superiore.


Palazzo Cimorelli – Belfiore (p.zza Carducci)
L’edificio fronteggia il palazzo Jadopi del quale ripropone i principi compositivi della facciata, qui arricchita da elementi decora¬tivi e stilistici. I tre piani di cui si compone sono scanditi da sette campiture verticali, all’interno delle quali trovano posto le fine¬stre e i balconi. La campitura centrale è individuata al piano terra dal portale d’in-gresso, al primo piano da un balcone incorniciato da un frontone triangolare e al secondo piano da una finestra con cornice piana. Lateralmente a quest'ultima campitu¬ra si sviluppa l’ordine stilistico e ritmico della facciata, caratterizzata dall’alternanza di frontoni triangolari e circolari che sor¬montano le finestre del piano nobile e dall’uso di lesene, di ordine dorico al primo piano e corinzio al secondo, che delimitano le campiture verticali.


Chiesa dell’Immacolata Concezione
(p.zza Celestino V)
Distrutta dal terremoto del 1805 e ricostrui¬ta nel 1852, la chiesa è stata soltanto di recente riaperta al culto ed è attualmente sede dell’associazione “La Fraterna” istitui¬ta nel 1986 con bolla del Vescovo Ettore a ricordo dell'omonima confraternita sorta a Isernia nel 1282 e riconosciuta dal Vescovo Roberto. La facciata ad archi a sesto acuto fu realizzata nel 1952. All'interno presenta un tipico impianto del XIII secolo, con navata unica ed un bel soffitto ligneo.

Fontana Fraterna (p.zza Celestino V)
La fontana, l'opera scultorea più significativa della città, fu costruita con i resti di monumenti trecenteschi, e con lapidi e lastroni scolpiti nel periodo romano. Ampliata nel 1935, è stata in parte demolita dai bombardamenti dell’ultima guerra e ricostruita per anastilosi. Risulta difficile, dunque, tentare di risalire all’epoca della costruzione, nonostante i tentativi di interpretazione delle iscrizioni lapidarie incluse nella sua muratura. Si tratta di tre lapidi, due di epoca romana e una di epoca medioevale: la prima porta la scritta ae pont, attribuita dai più alla famiglia dei Ponzi; la terza sembra riferirsi alla famiglia dei Rampini, vissuti intorno al 1220 e probabili promotori della costruzione della fontana. La facciata si sviluppa su tre fasce: la più bassa è composta da grossi lastroni in pietra; l'intermedia è caratterizzata da sei archetti a tutto sesto poggianti su colonnine e pilastrini; la più alta è costituita da dodici archetti poggianti su mensole e raffiguranti motivi zoomorfi e floreali.


Palazzo Marinelli-Perpetua
(c.so Marcelli)
All’imbocco di corso Marcelli, il palazzo Marinelli chiude il fronte su piazza Celestino V. Si sviluppa su quattro piani, ciascuno definito da un asse verticale sul quale sono allineati i balconi dei piani abita¬ti e gli archi delle botteghe al piano terra. Tra le aperture del secondo e del terzo piano si interpongono lesene decorate corrispondenti ai mascheroni del primo piano. Le finestre del primo piano sono incorniciate da sottili lesene che terminano con i sostegni in posizione di telamoni e femminili nella forma, dei balconi del piano superiore.


Piazza Sanfelice

La graziosa e minuscola piazzetta, nel cuore del centro storico, costituisce un sug¬gestivo e ormai tradizionale scenario per il festival estivo del cinema all'aperto. Cinta da un lato dai resti delle mura del convento di Santa Chiara, conserva il basolato originario in pietra vesuviana.


Chiesa di S. Chiara (p.zza Fiume)

La chiesa e il monastero furono edificati nel 1275 da Alferio di Isernia; nel 1807 il monastero fu soppresso e in seguito adibito a caserma per truppe di passaggio. Andato ormai in rovina, le sue parti furono utilizzate per le costruzioni di abitazioni private. La chiesa, rinnovata nel 1855, presenta un campanile di notevole rilievo architettonico con il paramento in laterizio disposto a spina di pesce che richiama motivi consueti nell'area abruzzese.


Piazza X Settembre

La piazza è stata creata dagli sventramenti causati dai bombardamenti del 1943: un luogo dei fronti delle case a chiusura della via Marcelli, c’è ora uno slargo innaturale. "Il rudere" (i resti dello sventramento) all'ingresso della piazza, è un monumento naturale, e la statua in bronzo, al centro della piazza, rappresenta simbolicamente la "città martire".



Palazzo Mancini Belfiore (p.zza A. d’Isernia)

Impostato planimetricamente sugli impianti di costruzioni romane posizionate al limi¬te dell’area forense dell’antica colonia latina, ne ha conservato le caratteristiche originarie, pur subendo modifiche nell’elevazione. Costruito in pietra, è rifinito con motivi classicheggianti in stucco, come classicheggianti sono i ritmi che individuano i prospetti. Con la Cattedrale, il palazzo rimane l’unica testimonianza di una situazione urbanistica cancellata dalle distruzioni belliche. La facciata si sviluppa su tre livelli e si articola su due volumi, dei quali quello orientale è più arretrato. Perfettamente allineate sui tre livelli, le aperture della facciata sono divise tra loro da coppie binate di lesene con capitelli in stile ionico, al primo piano sostituite dal bugnato. Al piano terra il paramento è in pietra a stucco, realizzato tra i portali ad arco ribassato che danno accesso al palazzo e ai locali commerciali.


La Cattedrale (p.zza A. d’Isernia)

Dedicata a San Pietro Apostolo, è situata in piazza mercato, identificabile con l'antico foro romano, prospiciente un'importante area sacra. La chiesa è a tre navate divise da archi; è interamente rivestita da marmi e stucchi e ha una bella cupola affrescata . Custodisce al suo interno numerosi tesori artistici: i dipinti di Raffaele Gioia e di Trivisonno, una croce d'argento donata da papa Celestino V alla sua città, la gabbia di rame dorato di San Nicandro risalente al XIV secolo, e una statua lignea della Madonna dell' XI secolo. Un doppio arco ogivale, l'arco di San Pietro, che buca la torre campanaria, collega la piazza alla città più antica: ai quattro angoli interni sono state poste quattro enormi statue romane in pietra risalenti alla colonia latina, ritrovate nell'agro isernino. La cattedrale fu costruita sulle fondamenta dell’antico tempio italico che aveva l’in-gresso sul vico Giobbe, dalla parte opposta dell’ingresso attuale. Il tempio italico il cui podio è visibile da sempre lungo la parete sinistra del duomo, è una testimonianza evidente del I secolo a. C., epoca di rifondazione della colonia come Municipium, dopo le distruzioni della guerra sociale. Resti del tempio sono stati riportati alla luce all'interno della Chiesa e nel cortile dell'adiacente episcopio: essi risalgono al periodo di fondazione della colonia latina, nel III secolo a. C. Non ci sono notizie della chiesa durante il cristianesimo, ma si sa dell’esistenza di una cattedra vescovile già dal V secolo. Nell'Alto Medioevo fu riutilizzata soltanto una parte del tempio latino del III secolo a.
C. Nel V secolo vi si sovrappose probabilmente una struttura basilicale di tipo bizantino. Non ci sono strutture databili tra il IX e il XIV secolo, mentre si può presumere che la chiesa abbia cambiato orientamento a seguito del terremoto del 1349, per adattarsi alle mutate necessità spaziali. Dopo il terremoto del 1456, la chiesa fu ristrutturata, ma l'impianto rimase immutato. Resti di pavimentazioni dei secoli XVII, XVIII, e XIX testimoniano le successive ulteriori manomissioni subite nel tempo. La cupola risale al 1818. Ulteriori lavori furono eseguiti nei primi del Novecento. Il pronao neoclassico, aggiunto nell'Ottocento, presenta colonne ioniche con trabeazione: due delle sei colonne, danneggiate dai bombardamenti del 1943, furono ricostruite negli anni '50 dagli abili mastri scalpellini del tempo. All'interno della cattedrale sono visitabili la pavimentazione in lastroni di pietra del tempio latino, le fondazioni dell'abside della prima basilica cristiana del V-VII secolo (nell'area dell'attuale ingresso), frammenti lapidei decorati di estrazione bizantina e testimonianze delle successive sovrapposizioni.



Palazzo vescovile
(p.zza Andrea d'Isernia)
Notevolmente danneggiato dal bombardamento del 1943, fu ricostruito poco dopo ed è stato restaurato di recente. L'unico elemento decorativo significativo è il balcone barocco con lo stemma vescovile inserito nella lunetta. Nel cortile interno sono stati ritrovati resti di strutture murarie di epoca romana e alto medievale, in collegamento con le pareti basamentali del vicino tempio.

Palazzo dell’Università (via Mazzini)
Fu costruito sui resti della chiesa di San Paolo (XIII sec.), collegata alla chiesa di S. Pietro (la Cattedrale) da un camminatoio realizzato al disopra dell’arco. Adibito fino al secolo scorso a convitto vescovile, da pochi anni ospita una delle sedi isernine dell’Università degli studi del Molise. E' stato completamente restaurato e mostra una facciata ben ordinata con soli due piani coronati da un cornicione piano che si distingue, nella parte centrale, per la forma triangolare e il ricco medaglione. Il palazzo è diviso in tre parti di cui la centrale ospita il ricco portale in pietra lavorata, incorniciato da due coppie di colonne che sorreggono il balcone soprastante. All’interno un’auditorium di nuova concezione è la sede di concerti, convegni ed incontri culturali.


Palazzo Cimorelli (via Mazzini)

I due prospetti del palazzo, quello che affaccia su via Roma e quello che fronteggia il palazzo Pecori, sono entrambi rappresentativi di uno stile classicheggiante e raffinato. L’ingresso su via Mazzini si distingue per il portale del piano terra, di dimensioni ben più ampie di quelli che, lateral-mente ad esso, danno accesso alle botteghe. Frontoni triangolari e circolari adornano i balconi del primo piano, mentre al piano superiore le cornici sono modanate e le aperture separate l’una dall’altra da lesene. Un ampio giardino si estende su via Roma all’interno delle mura, costituendo uno degli spazi verdi più significativi di Isernia.



Palazzo Pecori – Veneziale
(rampa Mazzini)
Si trova nell’area che nell’Aesernia romana era occupata dalla porta di Giove. Completamente realizzato in pietra, è l’e-sempio di architettura nobiliare in miglior stato di conservazione di Isernia. Fu costruito nel XVIII secolo dalla famiglia del marchese Pecori, sul modello di un edificio fiorentino dell’epoca; danneggiato dal terremoto del 1805, fu poi ricostruito sul finire del XIX secolo. La tipologia è quella tradizionale del palazzetto nobiliare a tre assi verticali. Il piano basso si distingue per i tre bei portali in pietra sormontati da archi finestra con motivi decorativi a forma di rose e per lo stemma marchionale della famiglia Pecori, posto in alto sul portale centrale. I balconi dei due piani superiori hanno riquadrature in pietra di tipo neorinascimentale e ringhiere in ghisa dal disegno raffinato. Lateralmente il palazzo è chiuso dai bugnati angolari ritmati a conci alterni e in alto da un attico evidenziato da mensoloni che sorreggono la cornice sporgente di tipo toscano. Il giardino che, come quello del palazzo Cimorelli, affaccia sul limite del promontorio cittadino, gode di una splendida panoramica che si estende oltre le mura storiche, la via Orientale, gli orti e la vallata dei fiumi.

Palazzo Milano (via Mazzini)
Il sobrio palazzetto è situato nei pressi della Cattedrale e fronteggia il palazzo dell’Università. Si sviluppa su quattro livelli di cui l’ultimo è una probabile sopraelevazione realizzata sul cornicione del fabbricato originario. L’edificio si presenta slanciato e ben ordinato, la facciata simmetrica rispetto al campo centrale, adorno di vari motivi ornamentali: al piano terra il bel portale in pietra lavorata con un concio a rilievo; ai livelli superiori le cornici dei balconi; al quarto livello, una sorta di trifora costituita da una finestra centrale e da due nicchie laterali.



Palazzo Pansini-Clemente (corso Marcelli)

Il palazzo fu costruito agli inizi del Novecento sulla diruta chiesa quattrocente¬sca dell’Annunziata, di cui conserva due affreschi nei locali commerciali del piano terra. La rigorosa facciata su corso Marcelli si ripartisce su tre piani orizzontali: le aperture al piano terra, per l’accesso al palazzo e alle botteghe, sono arcuate e al primo piano sono incorniciate da frontoni circolari e triangolari; l’ultimo livello è caratterizzato dal susseguirsi di finestre rettangolari poste in corrispondenza delle aperture dei livelli sottostanti. Alcuni motivi ornamentali completano la facciata: al centro, il bal-cone rinascimentale e al piano terra, le fasciature lineari in pietra.

Il palazzo D’Avalos-Laurelli, detto il "palazzotto" (piazza Trento e Trieste)
Il principe Diego D’Avalos comprò nel Seicento tutte le case ed i luoghi pii che coprivano l'impianto di un'insula romana e vi edificò nel 1649 il palazzo. Passato all'Università di Isernia nel 1745, fu danneggiato dal terremoto del 1805 e nel 1830 fu acquistato da Don Onofrio Laurelli che ne curò la ricostruzione secondo il gusto neoclassico dell’epoca. Sopraelevato di un piano, come è visibile dalla stampa seicentesca del Pacichelli, il palazzotto è stato sede degli uffici più rappresentativi della città. Il piano terra è rivestito in bugnato a fasce orizzontali ed è separato dal primo piano da una cornice leggermente aggettante. Il bugnato di rivestimento prosegue per tutta la fascia centrale che racchiude il portale d’ingresso, in leggero aggetto rispetto al resto della facciata. Il portale, a bugnato con conci quadrati a spigoli smussati, è sormontato dallo stemma di famiglia in pietra lavorata con due leoni rampanti e rilievo di ottima fattura. Le finestre del primo piano presentano la soglia in pietra modanata e sono sovrastate da cornici sorrette da mensole, sempre in pietra; le portefinestre del secondo piano si aprono su balconcini e sono sormontate da lunette di stile rinascimentale con all’interno una conchiglia a rilievo. La finestra centrale è arricchita da una cornice grecata limitata da due mensole ed è contornata su ogni lato da una coppia di semicolonne dal capitello ionico, su cui si impianta il frontone triangolare. L’ala laterale, ad angolo retto con il corpo principale, per rispettare l’impianto romano, ripropone gli stessi motivi architettonici, ma si distingue per la particolarità dei moti
vi decorativi dei due portali laterali, risalenti alla seconda metà del Settecento. Il palazzo affaccia su quella che era nell'Ottocento la piazza principale della città, adorna di giardini e fontana.



Palazzo De Lellis-Petrecca (
piazza Marconi)
L’incarico della costruzione fu affidato, nella seconda metà del Settecento, all’archi-tetto napoletano Carlo Vanvitelli, figlio del famoso Luigi Vanvitelli. Il palazzo fu fatto costruire su una domus romana dal re di Napoli per una sua figlia naturale sposata a un De Lellis: per questo motivo, sul portone vi era impresso il sigillo borbonico. Affaccia su piazza Marconi e fronteggia la sede comunale di palazzo S. Francesco. Restaurato di recente, il palazzo si sviluppa su tre livelli con tre motivi architettonici che individuano i portali del piano terra, le finestre del primo piano e i balconi del terzo piano, questi ultimi adornati da cornici in pietra alternate curve e triangolari e da lese-ne accoppiate. Lo stemma gentilizio sovrasta l’arco a tutto sesto dell’ingresso principale, dal quale si accede al cortile interno che conduce alle rimesse, alle cantine e all’ampio scalone in pietra che porta ai piani superiori. La facciata è rivestita in finto bugnato e le altre rifiniture, comprese le paraste dai capitelli corinzi tra le finestre del secondo piano, sono realizzate in stucco.



Chiesa di S. Francesco
(piazza Marconi)
La leggenda vuole che sia stata fatta edifi¬care da San Francesco nel 1267 sulla pree¬sistente chiesa di Santo Stefano risalente al 1222; nel 1450 vi fu annesso il cappellone di Sant’Antonio. La chiesa conserva ancora inalterato il portale duecentesco e il grande rosone, entrambi in pietra. Il portale, che domina piazza Marconi, si presenta strorbato e decorato nel punto di inizio dell'arco da tre capitelli con le caratteristiche roselline scolpite; la strombatura, presente allo stesso modo nell'arco, è racchiusa da una cornice poggiante su due piccole pseudo mensole a forma di capo umano. La chiesa è a navata unica e sulle pareti si aprono sei archi: i primi due sono archi ciechi a tutto sesto; i quattro successivi contengono le edicole settecentesche, alcune delle quali affrescate, con gli altari tutti uguali; degli ultimi due archi, quello di sinistra contiene il bel pulpito ligneo originale con motivi settecenteschi, da quello destro si accede, invece, al cappellone di Sant'Antonio che ospita la tredicina.
L'altare maggiore è in marmo policromo; dietro di esso sono sistemati gli originali sedili in legno. All'interno, sul portale d'in-gresso, un enorme stemma descrive la storia delle chiesa.



Palazzo San Francesco
(Municipio - piazza Marconi)
Annesso alla chiesa, il convento ospitò i frati fino al 1809, quando divenne proprietà del demanio. Più volte restaurato, ha ospitato le sedi del comune, della pretura, del tribunale, del corpo dei carabinieri e della scuola municipale, oltre ad essere stato sede del teatro cittadino. Il porticato del chiostro quadrato è caratterizzato da archi e pilastri in pietra locale. Il monumentale portale dell'ex convento risale al 1765: realizzato da maestri locali, le ricche decorazioni scolpite lo rendono particolarmente raffinato, costituendo un bassorilievo ininterrotto che tende ad unire l'arco ai piedritti.



Chiesa dell’Assunta e convento di Santa Maria delle Monache (
c.so Marcelli)
Dopo aver incontrato le chiese del XIII secolo, siamo ormai nella parte più vecchia del centro storico, quella di origine altome¬dievale: la strada si incurva ed iniziano i vichi storti, tra i quali il vico storto castel-lo (unica testimonianza di un ipotetico castello longobardo) che conserva l'origina-le basolato ottocentesco. La chiesa di Santa Maria Assunta, restaurata negli anni '80 a seguito del bombardamento del 1943 che la distrusse quasi totalmente, si presenta oggi nella sua veste originaria del X secolo. Nel cortile del monastero sono in corso gli scavi che hanno riportato alla luce la muratura originaria. Le più antiche testimonianze del convento risalgono al 783, ma è probabile che a quel-l’epoca la chiesa già esistesse. Sostanziali trasformazioni furono effettuate nel X secolo da Landenolfo, figlio del conte longobardo Landolfo, il quale fece costruire il campanile. Nel X secolo esistevano, dunque, la chiesa e parte del monastero di Santa Maria delle Monache oltre al campanile
che, posto al centro della piazza antistante, assolveva funzioni sociali e religiose. La chiesa era allora a tre navate con le due laterali separate dalla centrale da arcate a tutto sesto, sorrette da colonne realizzate con rocchi di provenienza romana. In fondo alla navata, l'abside circolare si accostava alle mura romane del III secolo a.C.; tramite una grata posta sulla parete della navata destra, la chiesa comunicava con il convento. Nel XIII secolo ci furono le prime sostanziali modifiche e il campanile fu inglobato nel monastero con la conseguente copertura di alcune delle bifore esistenti. A quell'epoca risalgono il portale della chiesa, ornato con capitelli a foglia, le bifore e la monofora del campanile che fu probabilmente sopraelevato. Nel XVIII secolo tutto il complesso monastico subì numerose trasformazioni e la chiesa si ornò di stucchi

Vecchio ingresso alla biblioteca
e dipinti. All'ingresso del monastero troviamo l'arco con l'iscrizione del conte Landenolfo. L'edificio ospita attualmente la biblioteca civica, il museo archeologico, la mostra dei reperti paleolitici di Isernia- La Pineta e la sede staccata della Sovrintendenza Archeologica e per i Beni Culturali del Molise. Al piano terra c'è il Lapidarium che raccoglie sculture onorarie e funerarie, bassorilievi in pietra, capitelli romani (di età repubblicana ed imperiale) e sannitici rinvenuti murati nella città o provenienti dalle necropoli sparse nell'agro isernino. Questi resti ci restituiscono il quadro d’insieme di una città piccola, ma ricca e operosa che viveva di pastorizia, agricoltura e di un attivo artigianato. Al primo piano troviamo la biblioteca comunale - archivio storico “Michele Romano” che conserva dei bei dipinti, tra i quali: la Maddalena, attribuita al Solimena, la Natività di scuola napoletana del '600, il Giovanni Battista e il Gregorio Magno di scuola fiorentina del '500. Istituita nell’800, la biblioteca è stata restaurata con criterio negli anni '80 e l'elemento d'arredo che la distingue oggi è una scaffalatura lignea in stile rinascimentale. Ha carattere prevalen¬temente umanistico-letterario, come quasi tutte le biblioteche meridionali sorte nella prima metà dell'800, e custodisce un note-vole patrimonio librario (circa 40.000 libri) proveniente per lo più da libri delle disciolte congregazioni religiose, ma anche da collezioni private. Il vanto della biblioteca sono i numerosi libri antichi e di pregio: segnaliamo i vari documenti manoscritti di storia locale, tra cui il Codex Aeserniensis, che contiene privilegi, capitoli, concessioni,
grazie e decreti elargiti alla città di Isernia da sovrani Angioini, Aragonesi o Spagnoli; incunaboli, cinquecentine e molte edizioni rare del '600, del '700 e dell'800; numerose pergamene (dei secoli XVI, XVII e XVIII); una raccolta di carte geografiche d'epoca; 2000 stampe originali in bianco e nero e a colori di varie epoche e di vari incisori, eseguite con tecniche diverse.

La Pineta
Nella zona della pineta si conserva il sito che si ritiene fosse abitato dall’Homo erec¬tus più di 700.000 anni fa. La Pineta si estende per oltre 20.000 mq: una superficie eccezionalmente ampia disseminata di ossa di animali e di utensili in pietra, alla sommità di un banco di travertino nei pressi di un corso d’acqua ad est della città di Isernia, oltre il fiume Carpino. L’accumulo di ossa non pare essere frutto del caso: ossa lunghe e piatte formano una specie di graticciato, crani di elefante e di rinoceronte disposti in circolo sembrano delimitare il perimetro di capanne. Il graticciato aveva forse la funzione di isolare le capanne dalla fanghiglia provocata dalle inondazioni sta¬gionali di un fiume. Tra le più antiche testimonianze dell’erectus in Europa si hanno i campi di cacciatori di Soleilhac, nel Massiccio Centrale in Francia, datati 800.000 anni. Ma si tratta di abitati molto semplici che si adattano alla nostra idea della vita di una sparuta banda di cacciatori. Ma a Isernia ci troviamo di fronte a qualcosa di molto diverso. Persone che non conoscevano leve, ruote o altri marchinge¬gni, hanno sollevato e spostato ossa che pesano tutte insieme parecchie tonnellate. Le ossa sono state selezionate. Ci si chiede come questi ominidi abbiano potuto uccidere e poi macellare animali pericolosi come rinoceronti, grossi bisonti, elefanti alti 5 metri. L’area fu seppellita da intense attività vulcaniche, per cui la paleosuperficie così sepolta è ricchissima di resti faunistici appartenenti a specie diverse. Una documentazione così vasta è unica al mondo ed ha permesso di ricostruire il quadro genera-le sia del sistema di vita dell’uomo vissuto oltre mezzo milione di anni fa, sia della flora e della fauna dell’area isernina nel quadro più ampio del “Quaternario” del Mediterraneo. Si tratta di una fase preistorica intorno ai 600 mila anni da oggi, quando molti mammiferi si spostarono in quest’a-rea geografica perché costretti ad emigrare da territori divenuti troppo freddi. Il bison-te, il rinoceronte e l’elefante sono presenti in tale abbondanza da consentire per la prima volta studi di popolazioni di macromammiferi così antichi; vi sono anche l’orso, l’ippopotamo, il cinghiale il daino ed altri. E’ così possibile ricostruire l’ambiente in cui si trovava l’accampamento: una steppa arborata (una vegetazione da savana con erbe alte e radi alberi) su cui potevano pascolare pachidermi e mandrie di bisonti, con zone più umide la cui vegetazione offriva rifugio a cinghiali e cervidi e con gli ippopotami presso i corsi d’acqua. Una lunga stagione arida si alternava con una breve stagione di piogge intense. Del padrone di casa nemmeno l’ombra: dedito alla caccia, abitava in capanne ed era in condizione di affrontare i grandi mammiferi dell’epoca; non era più nomade e si cibava di carne regolarmente cotta. Siamo di fronte ad una sorta di primitivo evoluto, forse un homo habilis, un proto-sapiens.

L’antico acquedotto romano
Alla fine del nostro percorso va citata una delle più straordinarie opere di ingegneria romana che ancora si conserva a Isernia, l'antico acquedotto romano che è in funzione senza interruzione da oltre 2000 anni. L'acquedotto risale all'epoca dell’istituzio-ne della colonia latina nel III sec. a.C.: il suo specus (condotto) parte dalla sorgente di San Martino (Miranda), passa sotto l'at-tuale corso Garibaldi e prosegue attraver¬sando tutta la città romana sotto il decumano maggiore, corso Marcelli. L’acquedotto è in parte scavato nella roccia e in parte realizzato con canali costruiti artificialmente.

 

Isernia Gastronomica
Ru’ macche: polenta condita con il sugo di salsiccia. Faciul e farina: piatto a base di polenta impa¬stata ai fagioli. Zuppa di fagioli “a murrecina”: piatto costituito da pane raffermo bagnato nel-l'acqua dei fagioli cotti con il lauro, l'aglio e l'olio. Pane giallo (di granone) e pizza di granone con alici e salsiccia. Curatella: interiora dell'agnello che vengono avvolte nelle budella di agnello e arrostite. Sciarone: calzone ripieno di bietola, acciughe e olive. Cacio e ova: pizza rustica ripiena di un impasto a base di formaggio fresco, uova, prezzemolo e formaggio grattuggiato. Frittata di Pasqua: con interiora di agnello. Pastore: piatto contadino, si presenta come una pizza a base di pasta sfoglia farcita con pezzetti di agnello marinato nella sugna, aglio e aromi vari. Zuppe di legumi e verdure. Scruppelle: pastella fritta con lo zucchero tipica dell'antivigilia di natale.

 

Feste e tradizioni
Processione Eucaristica del Venerdì Santo: Le statue della Madonna e del Cristo morto escono in processione dalla chiesa di Santa Chiara per farvi ritorno dopo aver attraversato le strade più importanti della città; le accompagna un lungo corteo di fedeli e devoti, incappucciati e alle volte scalzi, una corona di spine sul capo e in spalla la grossa croce in legno a rievocare la passione del Cristo. La tristezza dei canti sottolinea il pathos di un evento simbolicamente rivissuto con particolare intensità. San Pietro Celestino (19 maggio festa del Santo Patrono). La novena serale nella chiesa dedicata al Santo, nel cuore del centro storico, apre le celebrazioni che continuano con la funzione religio¬sa del pomeriggio seguente, quando il Santo viene portato in processione per le vie della città. Il corteo fa una prima tappa nella cattedrale, dove il vescovo celebra messa, quindi prosegue per l’o-spedale dove si assiste alla benedizione dei malati, per far infine ritorno alla chiesa di San Pietro Celestino. Durante tutta la settimana cosiddetta “celestiniana”, l’omonima confraternita organiz¬za convegni e concerti di musica classica, solitamente nella chiesa dell’Immacolata Concezione che è la sede della Fraterna. Immancabile la fiera mercato, che si distingue per la ricca offerta di piantine da ortaggi (siamo infatti nel periodo della semina) ed il discreto numero di stand gastronomici. Santa Barbara (6 giugno): novena, funzione religiosa e processione. Sant’Antonio (13 giugno): festa tradizionale che accompa¬gna il rituale religioso con lo scenografico allestimento del centro storico, addobbato con Il mercato del sabato altarini adorni di stoffe prezio¬se, fiori, petali di rosa ed ex voto. Alla solenne tredicina nella Chiesa di San Francesco, seguono, nella mattinata del 13, varie funzioni religiose durante le quali viene distribuito ai fedeli il pane benedetto. La processione percorre, quindi, le vie della città, accompagnata dalla banda e da caval¬li bardati a festa mentre petali di rose scendono sul santo al suo passaggio nei vicoli. I bambini più piccoli indossano il saio e rallegrano il corteo che indugia nella piccola piazza Sanfelice dove un pentolone di fagioli, il piatto tipico della cucina locale, cuoce su una fornacella. Nel pomeriggio spari pirotecnici e giochi nei vicoli (corsa con i sacchi, tiro alla fune ed altri ispirati alla tradizio¬ne popolana) anticipano lo spettacolo serale di piazza che prevede musica e balli. Corpus Domini: il corteo che porta in cattedrale l’ostensorio parte ogni anno da una parrocchia diversa, dove il vescovo celebra messa; alla benedizione solenne nella piazza antistante la catte¬drale partecipano, numerosi, i bambini vestiti di bianco e gli scout. Santi Pietro e Paolo (28 e 29 giugno): è una delle maggiori feste religiose locali, in occasione della quale si tiene ogni anno la tradizionale “fiera delle cipolle”. Madonna del Carmine (16 luglio): funzione religiosa nella chiesa di San Francesco e processio¬ne. Sant'Anna (26 luglio): si celebra messa nella chiesa dell'Immacolata Concezione. Madonna della neve (4 e 5 agosto): la festa si svolge nella cappella della Madonna della neve dalla quale all’imbrunire della sera del 4 agosto, dopo la novena, la statua viene portata in pro¬cessione alla cattedrale, dove trova ad accoglierla i fuochi pirotecnici. La sera del 6 agosto la Madonna tornerà in processione alla sua cappella, mentre in piazza la festa popolare proseguirà con musica, balli, bancarelle e piccola gastronomia. Madonna della Libera (3 e 4 settembre): novena, funzione religiosa e processione, talvolta accompagnata dalla banda.

Estate isernina (fine luglio - metà settembre) Le numerose manifestazioni ricreative e culturali sono organizzate dalle associazioni locali patrocinate dal comune di Isernia e si svolgono tutte nel centro storico della città. Particolarmente ricco il programma musicale: i concerti di musica sinfo¬nica si tengono nel chiostro medioevale del palazzo San Francesco (sede comunale) per tutto il mese di agosto, mentre il blues festival inizia ai primi del mese di settembre, appena terminato il jazz festival di Monteroduni. Il chiostro di San Francesco ospita anche le rappresentazioni teatrali che si alternano ai concerti secondo un calendario particolarmente fitto di eventi. Le proiezioni cinematografiche all’a-perto sono ricche di novità ed hanno ormai una sede tradizionale, la graziosa piazzetta Sanfelice. L’antichissimo corso Marcelli diventa un festoso spazio espositivo agroalimentare, artigianale e artistico: le botteghe storiche riaprono per l’occasione, fornendo una suggestiva cornice alla vendita dei prodotti tipici della zona.
Assolutamente originale, eppure ormai consueto, è l’appuntamento di fine agosto con il Beach volley in piazza Andrea d’Isernia, che prevede l’esibizione di squadre ai primi posti nelle classifiche nazionali. La
stessa piazza antistante la Cattedrale ospita in seguito, una volta smontate le strutture di contenimento della sabbia e le gradonate, le serate set¬tembrine del blues festival. In chiusura delle manifestazioni, la giornata del paleolitico riunisce tutti gli studiosi della mate¬ria che espongono, per confrontarli, i risultati delle loro ricerche: l’allestimento suggestivo del centro storico e l’organizzazione di intrattenimenti arricchiscono di momenti ricreativi l’appun-tamento annuale con l’Homo Aeserniensis.
Durante l’intero periodo estivo i più giovani possono frequentare le manifestazioni riunendosi presso il bar Centrale, una terrazza con affaccio sulla piazza della Cattedrale, dove uno schermo gigante proietta video clip musicali.
SS. Cosma e Damiano (26, 27 e 28 settembre): la giornata del 26 settembre ha luogo la solenne processione: i preziosi busti in argento dei santi vengono condotti dalla Cattedrale al Santuario a loro intitolato, fuori le mura della città, dove saranno vegliati dai pellegrini durante la notte; dopo lo sparo che annuncia l'arrivo dei santi, si celebra, all'aperto, la funzione religiosa. Le statue rimar¬ranno al santuario fino alla sera del 28, quando il corteo le riaccompagnerà in processione alla Cattedrale. I tre giorni di festa sono rallegrati dalla consueta fiera del 26 e 27 e dalla caratteristi¬ca vendita di animali nei pressi del santuario. In serata musica e balli in piazza mercato.

Borgate e contrade
Selverine, Vallesoda Capruccia Colle Di Papa Contrada Rio Contrada Delle Monache Contrada Asinina Colle Impergola Masserie Ferritti Contrada Valgianese Colle Martino Colle Croci Brecelle Fragnete Salietto Colle Cioffi Masserie Veneziale Colle Marino Colle Pagano Contrada Castagna Conocchia Masserie Corrado Contrada Cutoni Colle Vavuso Castelromano Coppolicchio Acqua Solforuea Contrada Tiegne Contrada San Cosmo Contrada Riccione Colle Palumbo Contrada Le Piane Colle Verde Contrada Focale Contrada Ramera Vecchia

 

Notizie Utili

Informazioni turistiche e numeri telefonici utili

Collegamenti viari Roma - Napoli: autostrada A1, caselli rispettivamente di S.
Vittore (direz. Nord) e Caianello (direz. Sud). Buoni i collegamenti
stradali e ferroviari anche per Campobasso, Vasto (CH)
e Roccaraso (AQ).
Distanza da altri Roma (176 Km), Napoli (100 Km), Campobasso (55 Km).
centri maggiori
Numeri di abitanti 20.932
Altitudine 423 mt. s.l.m.
Municipio piazza Marconi, 1, tel. 08650711, fax 086550601
C. M. “Centro Pentria" via Umbria, tel. 0865413397 - 8 / 0865413506 , fax 0865403658
E.P.T. via Farinacci, 9, tel. 08653992 / 086550771
Provincia di Isernia via Berta, tel. 08654411 (centralino)
Presidio Turistico via Berta, tel. 08654411
Prefettura via Kennedy, 12, tel. 0865445666
Questura via Kennedy, 77, tel 08654451
Tribunale p.zza Martiri d’Ungheria, 50, tel.086550041
Carabinieri 112 ponte S. Leonardo, tel. 08653980
Polizia 113 via Kennedy, 77, tel. 08654451
Ufficio postale centrale via XXIV Maggio 243, tel. 0865414741
Vigili del Fuoco 115 S.S. 17, tel. 08654451
Vigili Urbani via XXIV Maggio, tel. 086550044
Guardia di Finanza 117 via XXIV Maggio, tel. 086550784
Coordinamento provinciale CFS via Farinacci, tel. 086550808
Ufficio Tecnico Erariale via Libero Testa, 17, tel. 0865412928
Ufficio I.V.A. via Umbria, tel. 086526941
Ufficio del registro via Umbria, tel. 086550667
Direz. Provinciale via Berta - tel. 0865414449
del lavoro
Camera di Commercio c.so Risorgimento, 302, tel. 08654551
Uffici regionali via Farinacci, 7, tel. 08654471
Provveditorato agli Studi via Berta, tel. 0865414943
Rolo Banca c.so Garibaldi, 29, tel. 0865413434
via XXIV Maggio, 175, tel. 0865415673
Banca di Roma via Farinacci, tel. 0865413942
via S. Ippolito c/o U.S.L. 3, tel. 086529355
Banca D’Italia Via XXIV Maggio, 162, tel. 0865413693 (centralino)
B.N.L. Via XXIV Maggio, 301/313, tel. 0865451601
Credito Italiano c.so Risorgimento, 315/323, tel. 0865451711
Banca Popolare Adriatica via Umbria, 169, tel. 0865451381
Banco di Napoli c.so Garibaldi, 7, tel. 086547861
Banca del Salento via De Gasperi, 33, tel. 0865415756
Banca Popolare d’Ancona via D. Alighieri, 25, 0865415932
Banca Fideuram c.so Risorgimento, 272, tel. 0865411155 / 0865411046
Credito Molisano via Occidentale, tel. 0865412659
Monte Dei Paschi di Siena S.S. 17
Agenzie di Viaggio Arcaro Travel, c.so Garibaldi, 8, tel. 0865414046
Batik Viaggi e Turismo, via XXIV Maggio, 160, tel. 0865413344
Pentriatur, c.so Garibaldi, 283, tel. 0865414141
Voltur Travel Agency, c.so Garibaldi, 157, tel. 0865411025
Pro Loco rampa Mercato, tel. 0865411915
Stazione Ferroviaria p.zza Stazione, tel. 086550921
Soccorso ACI tel. 116
Servizio Taxi p.zza Stazione, tel. 086526778
Ospedale via S. Ippolito, tel. 08654421
A.S.L. l.go Cappuccini, 1, tel. 08654421
Croce Rossa c.so Risorgimento, 66, tel. 08653766
Guardia medica via S. Ippolito, tel. 08654421
A.V.I.S. via Roma, 10, tel. 086550856
Farmacie Fortini, via Roma, tel. 0865414123
Di Girolamo, piazza Andrea d’Isernia, tel. 086550625
Di Tommaso, corso Garibaldi, tel. 086550891
Silvestri, via Lazio, tel. 086550780
Notizie utili
Università degli studi del Molise via Mazzini, 8, tel. 086550985
Cinema / Teatro Cinema - teatro 8 e 1/2, via De Gasperi, 23, tel. 086550888
La Strada, S.S. 17 via Macerone, 51, tel. 0865450021
Discoteche / Club Olimpo, via S. Ippolito
La Terrazza, via S. Ippolito
Pantera Rosa, San Lazzaro, tel. 0865412345
Time Out, c.da Fragnete
Novecento, c.da Fragnete
Corsi di ballo Dance Studio, via Occidentale, tel. 0865414311
Palestre Sport Center, c.so Risorgimento, tel. 0865451935
Acropolys, S.S. 17 km. 177, tel. 0865413896
A. S. Fitness Planet, via Umbria, tel. 0865451311
Krawczurk E. E. (yoga), vico Adolfi, tel. 0865413323
Angel’s Sport, via Leonardo da Vinci, tel. 0865415587
Centri Sportivi Circolo Tennis, Acqua Solfurea, tel. 0865450101
Scuola Calcio San Leucio, Via Dalla Chiesa, tel. 0865550773
Polisportiva Isernia, via Maiorino, tel./fax 0865413782
Alberghi / ristoranti / pizzerie
Alberghi/ristoranti ****Grand Hotel Europa, S.S. 17 tel.08652126 (63 cam.130 posti, 2
ampie sale)
Hotel Emma, via Mulino di Pesche, tel. 0865451194 (piscina coperta,
tennis, calcetto, sala convegni)
***Hotel La Tequila, cont. S. Lazzaro, tel.0865412345 - 0865265174 (60
cam.120 posti, 2 ampie sale)
***Hotel Sayonara, via Berta, tel.086550992 - 08653896 (31 camere –
42 posti, pizzeria)
Ristoranti/pizzerie California, corso Risorgimento 185, tel.08653820 (100 posti, spec. pesce)
Falstaff, via S. Ippolito
La Strada, S.S. 17 bivio di Miranda (cinema, cabaret, teatro)
Marily, c.da Valgianese (Is), tel. 0865414196 (70 posti, cucina tipica
molisana, specialità: polenta, pesce e carni locali)
Ristoranti Bar Enzo, via D. Alighieri, 37, tel. 086550081 (50 posti, specialità pesce)
Il Grottino, Ponte S. Leonardo, tel. 086559942 (80 posti, chiuso il martedì)
Il Timone, contr. Colle Croci tel. 0865450248 (150 posti, chiuso il mercoledì)
Mister Magoo, corso Risorgimento, tel. 08653303
Pub Franz Restaurant, p.zza D’Uva, tel. 0865414708 (200posti, chiuso il
lunedì)
Vecchio Mulino, contr. S. Cosmo, tel. 0865414517 (40 posti, chiuso il
mercoledì)
Trattorie La Grotta dei Sanniti, corso Marcelli, tel. 0865413577 (50 posti, chiuso
la domenica)
Osteria Paradiso, via Occidentale, tel. 0865414847 (specialità pesce,
chiuso la domenica e sabato a pranzo)
Taverna Maresca, corso Marcelli 186, tel. 08653976 (150 posti chiuso la
domenica)
Pizzerie La Fontana, Via Fontana Conocchia, tel. 0865450270 (200 posti, chiuso
il lunedì)
Cayo, c.da Rio
Il Vicolo, vico D’Afflitto, tel. 086550695 (80 posti, chiuso il martedì)
Nastro Azzurro, loc. Colle Marini, tel. 0865412485
Pizzerie al taglio Company, p.zza Carducci, 26, tel. 08652012
Da Cosmo, via Abruzzi, 1, tel.0865414338
Gallo d’Oro, c.so Garibaldi, 211, tel. 08653264
La Piramide, c.so Risorgimento, 39, tel. 0865415506
Miravilla, via De Gasperi, 27, tel. 0865526283
Spicchio Pizza, via Umbria, 169, tel.0865226683
Snoopy, c.so Garibaldi, 197, tel. 08653396
Speedy Pizza, c.so Risorgimento, tel. 0865451050
Spring Time, c.so Marcelli, 297, tel. 0865413827
Teoli, c.so Risorgimento, 167, tel. 086526076
Tommy’s Pub, c.so Garibaldi, 63, tel. 0865412671