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I PAESI DELLA COMUNITA' MONTANA "CENTRO PENTRIA"
Castelpizzuto
Il più piccolo
tra i comuni della Comunità Montana è situato sui monti
del Matese: la sua posizione felice ci offre un panorama di naturale bellezza
che abbraccia tutti i rilievi che si estendono sulla provincia ed una
veduta completa dell’abitato isernino. Questo paesino dall’aria
assorta e distesa assume nei pomeriggi assolati un aspetto arcano, mentre
alla luce rarefatta del tramonto i bagliori tremuli che emanano dal-l’illuminazione
della piccola cascata di case creano un’atmosfera fiabesca. Vi si
giunge dalla provinciale Longano-Castelpizzuto che, prima di iniziare
a salire in tornanti verso l’abitato, indugia costeggiando il tor-rente
che scorre a valle: qui si scorge lo stabilimento dell’acqua “La
Castellina”, che ben si inserisce con la sua struttura sobria e
discreta nel paesaggio fluviale; le sue forme evocano quelle di un monastero,
un monastero moderno, quasi minimalista. Siamo in un tipico paesaggio
vallivo-fluvia-le dominato da un centro abitato, con vegetazione montana
caratterizzata da faggio, carpino, acero, maggiociondolo e olmo montano,
accompagnati da qualche specie rara come l’agrifoglio e il tasso.
Il territorio comunale presenta un’escursione altimetrica decisamente
superiore alla media dei comuni molisani: permette, infatti, di salire
fino ai 1400 metri del Monte Patalecchia e di scendere ai 700 metri del
Vallone Lorda, dall’omonimo torrente che, dopo aver attraversato
l’intero territorio alle falde di due ripidi pendici, si getta nel
Volturno. Lo stemma del paese porta una scritta in oro su sfondo azzurro
con al centro una torre in un riquadro arancio, forse immagine dell’antico
castello.

Panoramica
Storia e sviluppo urbano
Indicato con il nome di Rocca di Pizzuto e Castrum Piczutum, forse per
la forma aguzza del monte su cui sorge, le prime notizie sulla sua storia
risalgono al tempo degli Angioini. Le famiglie feudali che si avvicendarono
si fregiarono del titolo di “Conti di Castelpizzuto”. Il paese
rimase sempre terra molisana: nel 1807 fu assegnato al distretto di Isernia
e governato da Monteroduni; nel 1815 divenne infine comune autonomo dipendente
da Cantalupo del Sannio. Nel 1861, quando i briganti invasero l’abitato
e saccheggiarono la case dell’arciprete, la popolazione li affrontò
e ne uccise due. Il paese è letteralmente spaccato in due dal Fosso
della Cucina, un solco verde che attraversa tutto il centro abitato, e
che un tempo divideva gli abitanti in due fazioni rionali: a sinistra
Montebestie e a destra Cinefrica. Le prime case che si incontrano alle
porte del paese sono le più nuove o comunque ristrutturate di recente.
Cominciando a salire a tornanti su per l’a-bitato, troviamo la piazza
principale, piazza Marconi, una graziosa terrazza caratterizzata da alcuni
lecci, un minuscolo monumento ai caduti ed un altrettanto piccolo parcheggio:
vi affacciano la parrocchiale di Sant’Agata ed il palazzo baronale,
dalla cui torre angolare la via principale si dirama in varie vie e viuzze
che si inerpicano a monte costeggiando gli isolati. Il piccolo agglomerato
con pavimentazione tutta a cubetti di pietra, è un interessante
in quanto autentico esempio di architettura rurale locale, non avendo
subito danni dal terremoto del 1984 e quindi nessun intervento di riattazione.
Le antiche case in pietra, per la maggior parte occupate solo saltuariamente,
quando non disabitate, conservano i caratteristici tetti originari a scandole
di pietra e le facciate in muratura a vista.
Contesto socio-economico
Castelpizzuto è un paese scarsamente popolato e poco interessato
dal ritorno di emigranti dall’estero: in compenso, però,
c’è un ricco mercato immobiliare costituito proprio dalle
case di questi emigrati, molte delle quali sono state già acquistate
da per-sone provenienti da altre regioni e sono in corso di ristrutturazione.
L’agro è quasi interamente a pascolo e l’economia è
prevalentemente agricola. Fatta eccezione per tre allevatori di ovini
e caprini con un centinaio di capi, le numerose aziende agricole sono
tutte imprese individuali o al massimo a conduzione familiare e producono
quasi esclusivamente per l’autoconsumo. Un primo passo verso lo
sfruttamento delle risorse naturali è stata la scoperta delle caratteristiche
oligominerali della sorgente Folgara e la conseguente commercializzazione
dell’acqua “La Castellina”. Lo stabilimento ha dato
lavoro a 15 persone ed altrettante potranno trovarvi occupazione stabile
nel medio periodo; ma le prospettive occupazionali maggiori sono legate
alla realizzazione della prevista stazione termale, un luogo di cura e
benessere nello splendido scenario di un ambiente naturale inviolato,
in quello che potrebbe diventare un paese-albergo. L’idea sarebbe
quella di ristrutturare le abitazioni in pietra (quasi tutte disabitate)
del nucleo medievale, trasformandole in mini appartamenti per turisti.
Vi è già un rimedio anche alla stagionalità dell’industria
termale: il Dipartimento di Medicina Interna e Sanità Pubblica
dell’Aquila intende costruire nelle nuove terme un centro di ricerche
e di addestramento per “personale qualificato per le cure idroclimatiche”.
Impianto Zootecnico, stabilimento
"La Castellina", scorcio del centro storico
Da visitare:
Il paesaggio pittoresco, l’aria pura, insolitamente sottile e
leggera, il silenzio, le acque sorgive e le estese superfici boschive,
tra cui i faggeti in prossimità del fiume; lo stesso esiguo numero
di residenti e le stradine tortuose, strette e non asfaltate, ne fanno
luogo ideale per una vacanza in completa armonia con la natura e con
la montagna, alla ricerca di un più genuino contatto con il mondo
rurale e agreste. Da segnalare, in contrada Padorre, una piana erbosa
con varie fontanelle a 1200 metri di altitudine ai piedi del monte Patalecchia,
luogo ideale per picnic all’aperto.
Palazzo baronale
Conserva nella struttura le forme tipiche di un edificio medioevale
adibito a scopi militari e poi rimaneggiato secondo una prassi altrettanto
tipica in epoca rinascimentale, per assecondare esigenze non più
difensive. Sono ancora visibili segni delle antiche fortificazioni ed
una torretta angolare ben conservata.
La chiesa di Sant’Agata
Di origine medievale, fu costruita nei pres-si del castello, nella parte
bassa del paese, seguendo lo schema di quel periodo. Una piccola scalinata
conduce alla porta d’ac-cesso, sul cui architrave è incisa
la data 1594, anno di costruzione. L’impianto planimetrico è
quello a navata centrale che alcune arcate separano da una navata laterale
destra, di più modeste dimensioni. La semplicità dell’interno
è interrotta dagli stucchi delle cornici Scorcio del centro storico
e dalla ricchezza dell’edicola che contiene, dietro l’altare
maggiore, la statua di Sant’Agata posta tra due nicchie laterali.
I sei altari minori ai lati della pianta sono tutti in marmo policromo.
Caratteristici il fonte battesimale in pietra lavorata con coperchio
in rame ed il pulpito, decorato da semplici stucchi, cui si accede tramite
una piccola scala in ferro battuto.
Cappella
di San Sebastiano
Aperta soltanto il 23 gennaio, in occasione della funzione che celebra
il Santo, la pic-cola cappella sorge nella parte alta del paese a sinistra
del Fosso della Cucina: ad individuarla, prima ancora di giungervi,
il campanile con l’orologio. Vi si accede da un cancello in ferro
battuto di fattura medievale con decorazioni e pitture nero e oro: nella
muratura in pietra che lo cinge è scolpito un agnello. Al suo
interno troviamo un caratteristico e ben conservato altare in pietra
locale del 1750 e un’insolita acquasantiera medievale sorretta
da una colonnina ottagonale in stile romanico. All’interno della
cappella e nel minuscolo recinto verde al suo ingresso, si sono tenute
fino a 15 anni fa le tipiche rappresentazioni sacre di origine medievale
che mettevano in scena la Passione di Cristo.
Cappella
di Sant’Antonio
Cappella privata ai margini dell’abitato, fu fatta interamente
riedificare nel 1914 dalla famiglia Caranci. Una scalinata d’accesso
porta all’ampio sagrato ed una piccola campanella caratterizza
il portale in pietra.
Gastronomia
Minestra di farro e grano: piatto tipico della cucina contadina. Acquaonta:
somiglia alla polenta di semolino ma utilizza farina integrale con poca
acqua e viene condita con salsa di pomodoro. Mbaniccia: avanzi di polenta
impasticciata con verdura e fagioli. Pizzaonta: impasto di pasta di
pane, spianata e fritta come una frittata (un tempo era una piccola
leccornia che ci si concedeva in occasione della preparazione settimanale
del pane). Crespelle: dolci simili alle frappe carnevalesche. Prodotti
tipici: formaggi di capra e di pecora, e ricotta.
Feste
e Tradizioni
Festa di Sant’Agata (5 febbraio): festa religiosa. San Domenico
(ultima domenica di maggio): festa religiosa di origine antichissima,
è molto sentita anche nei paesi limitrofi. Inizia al mattino
con la funzione religiosa e la processione accompagnata dalla banda,
per concludersi alla sera con un varietà folcloristico di piazza.
Sant’Anna (26 luglio): festa religiosa. Sant’Antonio (mese
di giugno): il santo viene trasportato in processione dalla cappella
omonima alla parrocchiale, alcuni giorni prima della ricorrenza; vi
farà ritorno qualche giorno dopo. Anche questa ricorrenza si
conclude con festeggiamenti serali di piazza.
Informazioni
turistiche / numeri telefonici utili
Collegamenti viari dalla S.S. 85 Venafrana a sud di Isernia una bretella
immette sulla strada
provinciale n. 19 Longano – Roccamandolfi che conduce a
Castelpizzuto, superato il centro di Longano
Numero di abitanti 148
Altitudine 836 mt. s.l.m.
Distanza da Isernia 15 km.
Municipio via Roma, tel. 086557277
Ufficio postale via San Lorenzo, tel. 086557142
Pro Loco via Marconi, presso l’edificio scolastico, tel. 086557135
Guardia medica p.zza Municipio, Macchia d’Isernia, tel. 086555273
Santo Patrono Sant’ Attanasio (2 agosto)
Campo di bocce nei pressi della cappella di San Sebastiano, in una graziosa
piazzetta
belvedere in porfido colorato, ornata da una balaustra in ferro
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